Li vediamo ogni giorno sui muri delle nostre città e dei nostri paesi.
Sono così familiari che raramente ci chiediamo da dove vengano.
Eppure il manifesto funebre racconta una storia lunga secoli:
quella del modo in cui una comunità comunica la morte, conserva la memoria
e partecipa al lutto.
Chi ha inventato il manifesto funebre?
La risposta più corretta è probabilmente: nessuno.
Non esiste infatti una data universalmente riconosciuta nella quale sia stato
“inventato” il manifesto funebre, né sembra esistere un singolo autore al quale
attribuirne la nascita.
Il manifesto funebre moderno è piuttosto il risultato di una lunga evoluzione:
dalla comunicazione orale della morte, ai primi fogli stampati, fino
all’affissione pubblica degli annunci mortuari.
Prima di essere un foglio di carta, l’annuncio della morte era una voce.
Prima del manifesto c’era la voce
Per gran parte della storia europea, la morte veniva comunicata attraverso
sistemi prevalentemente orali e comunitari.
Erano i familiari, i vicini, le comunità religiose e il passaparola a diffondere
la notizia. Anche il suono delle campane aveva una funzione fortemente
informativa e collettiva.
Questo sistema apparteneva a un mondo nel quale molte delle notizie di interesse
pubblico venivano proclamate attraverso banditori e araldi.
Enciclopedia Treccani
ricostruisce l’origine generale del manifesto partendo proprio dalle forme
primitive di comunicazione pubblica, inizialmente verbali e successivamente
sostituite o affiancate da scritte e fogli esposti pubblicamente.
La stampa cambia il modo di comunicare la morte
L’invenzione della stampa a caratteri mobili nel XV secolo rappresentò una
rivoluzione nella circolazione delle informazioni.
Naturalmente il manifesto funebre moderno non nacque immediatamente.
Ma da quel momento diventò possibile riprodurre lo stesso messaggio in più copie
con una velocità fino ad allora impensabile.
In Europa cominciarono progressivamente a diffondersi fogli stampati su un solo
lato, destinati alla distribuzione o all’esposizione pubblica.
Nel mondo anglosassone molti di questi fogli vengono indicati con il termine
broadside.
Un documento del 1818 sembra già sorprendentemente moderno
Uno degli esempi più interessanti è conservato al
British Museum
.
Si tratta di un foglio funerario del 1818 dedicato alla regina Charlotte,
morta il 17 novembre di quell’anno.

Il documento contiene un’elegia funebre ed è racchiuso da un elemento grafico che,
oltre due secoli dopo, ci appare immediatamente familiare:
una cornice nera.
foglio stampato, testo commemorativo, simbologia funebre e bordo nero.
Molti elementi del linguaggio visivo del lutto erano quindi già presenti
all’inizio dell’Ottocento.
L’Ottocento: il manifesto diventa un mezzo di comunicazione di massa
È soprattutto durante il XIX secolo che il manifesto assume un ruolo sempre
più importante nella comunicazione pubblica.
La progressiva industrializzazione della stampa consente di produrre fogli
in quantità maggiori, più rapidamente e a costi inferiori.
Treccani
documenta l’evoluzione del manifesto come strumento destinato alla diffusione
pubblica di notizie, comunicazioni e successivamente messaggi commerciali.
Per la comunicazione di un decesso questo sistema possedeva un vantaggio enorme:
non era più necessario raggiungere individualmente decine o centinaia di persone.
Bastava stampare alcuni fogli e affiggerli nei luoghi maggiormente frequentati.
Il manifesto funebre può essere considerato, in un certo senso,
il social network analogico del paese.
Necrologio e manifesto funebre non sono esattamente la stessa cosa
Il termine necrologio possiede origini molto più antiche
rispetto al manifesto funebre moderno.
Vocabolario Treccani
,
la parola deriva dal latino medievale necrologium.
In origine indicava anche il registro dei morti tenuto all’interno di una
chiesa o di una comunità religiosa.
Successivamente il termine ha assunto il significato di annuncio funebre
o articolo dedicato alla vita e alle opere di una persona scomparsa.
Il manifesto funebre moderno ha invece soprattutto una funzione immediata:
rendere pubblico il decesso e comunicare le informazioni relative
alle esequie.
In altre parole, il necrologio può raccontare la persona.
Il manifesto deve prima di tutto informare la comunità.
Perché il manifesto funebre è così radicato in Italia?
Ed eccoci alla domanda forse più interessante.
Se oggi possiamo comunicare una morte tramite telefono, giornali, social network,
portali online e messaggistica istantanea, perché in Italia continuiamo ancora
ad affiggere fogli sui muri?
Non sembra esistere una singola spiegazione.
È più plausibile pensare a un insieme di fattori storici, religiosi, urbanistici
e sociali.
1. Il paese come rete sociale
Nei piccoli e medi centri italiani la vita sociale è stata per secoli organizzata
attorno a luoghi fisici ben riconoscibili:
la piazza, la chiesa, il municipio, le attività commerciali e le strade principali.
Affiggere un manifesto in alcuni di questi punti significava raggiungere
rapidamente una parte molto ampia della popolazione.
2. La morte come evento della comunità
Nella tradizione italiana, e in particolare nelle comunità più piccole,
la morte non è stata soltanto un fatto privato della famiglia.
Il funerale è anche un momento nel quale la comunità partecipa al saluto
della persona scomparsa.
Il manifesto non comunica quindi soltanto:
“questa persona è morta”.
Comunica implicitamente qualcosa di più:
Uno dei membri della nostra comunità non c’è più.
Chi vuole può partecipare al suo ultimo saluto.
3. Il muro come spazio pubblico dell’informazione
Il muro di una strada frequentata poteva funzionare come una vera e propria
bacheca pubblica.
Chi passava leggeva il nome, riconosceva la persona, apprendeva la data
del funerale e trasmetteva eventualmente la notizia ad altri.
Il manifesto attivava quindi una rete sociale senza bisogno di alcuna tecnologia.
Il manifesto come documento della comunità
In alcune aree italiane il manifesto contiene anche tracce della storia sociale
della persona scomparsa.
Uno studio relativo ai manifesti funebri di Napoli e provincia ha analizzato
un corpus di circa 600 fotografie di annunci mortuari,
evidenziando anche la presenza di soprannomi e riferimenti collegati al mestiere
o al ruolo sociale del defunto.
Il materiale è consultabile attraverso l’archivio istituzionale
Università degli Studi di Napoli Federico II
.
È un dettaglio importante perché dimostra come il manifesto possa diventare,
oltre che un annuncio, anche una piccola testimonianza antropologica
della comunità.
Il manifesto funebre non è soltanto italiano
Una delle convinzioni più diffuse è che l’affissione dei manifesti funebri
sia un’abitudine esclusivamente italiana.
Non è così.
Tradizioni molto simili sono documentate in diverse aree d’Europa,
con nomi e modalità differenti.
Le “esquelas” spagnole
In Spagna l’annuncio mortuario viene chiamato esquela.
Particolarmente interessante è la tradizione documentata nei Paesi Baschi.
Atlas Etnográfico de Vasconia
descrive le cosiddette esquelas de la calle,
cioè annunci funebri collocati in punti strategici e frequentati.
A Bilbao, quando erano ancora diffusi i pali di legno per l’illuminazione,
alcuni quartieri avevano addirittura quello che veniva chiamato:
Il palo degli annunci funebri.


Secondo la fonte etnografica, gli abitanti si avvicinavano espressamente
a quel palo per controllare se fosse comparsa una nuova esquela.
Difficile immaginare un esempio più evidente di
bacheca sociale analogica.
Altre tradizioni europee
Forme di annuncio pubblico della morte sono presenti anche in numerose culture
dell’Europa centrale e balcanica.
In Croazia, ad esempio, l’annuncio mortuario viene generalmente indicato
con il termine osmrtnica.
Anche in altri Paesi dell’area balcanica e dell’Europa orientale esistono
tradizioni nelle quali gli annunci vengono collocati presso abitazioni,
chiese, cimiteri, bacheche o altri luoghi pubblici.
Questo dimostra che il fenomeno non è esclusivamente italiano:
appartiene a una più ampia storia europea della comunicazione pubblica
della morte.
E nei Paesi anglosassoni?
Anche Regno Unito e Stati Uniti possiedono una lunga tradizione di comunicazione
pubblica della morte.
Il documento del 1818 conservato al British Museum dimostra che anche
nell’area britannica esistevano fogli funerari stampati.
Con il passare del tempo, però, nei Paesi anglosassoni un ruolo sempre più
importante è stato assunto dai giornali.
Si sono consolidate così le tradizioni delle death notices
e degli obituaries.
In Italia il necrologio sulla stampa è naturalmente presente,
ma parallelamente è sopravvissuta con grande forza anche
l’affissione fisica sul territorio.
Perché il manifesto è sopravvissuto anche a Internet?
Oggi possiamo comunicare un decesso in pochi secondi attraverso WhatsApp,
Facebook, e-mail, siti web, portali di necrologi e servizi digitali.
Eppure il manifesto non è scomparso.
Probabilmente perché possiede una caratteristica che il digitale
non riesce a replicare completamente.
Un messaggio digitale appartiene a uno schermo.
Un manifesto appartiene a un luogo.
È affisso nella strada percorsa ogni giorno.
Nel quartiere nel quale la persona viveva.
Vicino alla chiesa.
Nel paese nel quale era conosciuta.
Il manifesto mette quindi in relazione tre elementi:
- la persona;
- la comunità;
- il territorio.
Dal torchio tipografico al software
Nel corso dei secoli sono cambiati completamente gli strumenti utilizzati
per produrre questi annunci.
- caratteri mobili;
- torchio tipografico;
- macchine da stampa;
- fotocomposizione;
- computer;
- stampa digitale;
- software specializzati;
- servizi online e strumenti basati sull’intelligenza artificiale.
Ma la funzione fondamentale del manifesto è rimasta sorprendentemente stabile.
COMUNICARE
RICORDARE
RIUNIRE
EdictumX: innovare senza cancellare la tradizione
È proprio all’interno di questa lunga storia che si colloca
EdictumX.
Non nasce per cancellare una tradizione.
Nasce per fornire strumenti contemporanei a chi quella tradizione
continua quotidianamente a custodirla.
Perché innovare non significa necessariamente sostituire ciò che esisteva prima.
A volte significa permettere a qualcosa che viene da lontano
di continuare ad avere un futuro.
EdictumX
Custodi della tradizione. Protagonisti dell’innovazione.
Fonti e approfondimenti
Questo articolo nasce da una ricerca su fonti enciclopediche,
museali ed etnografiche. Non essendo individuabile un singolo
“atto di nascita” del manifesto funebre moderno, la ricostruzione
va letta come storia dell’evoluzione di questa forma di comunicazione.
-
Treccani – Manifesto, Enciclopedia Italiana
-
British Museum – Broadside funerario dedicato alla regina Charlotte, 1818
-
Treccani – Necrologio: significato ed etimologia
-
Treccani – Obituario
-
Atlas Etnográfico de Vasconia – Esquelas de la calle
-
Wikimedia Commons – Printing press, immagine di pubblico dominio
Articolo a carattere divulgativo. Le tradizioni funerarie possono variare
notevolmente tra territori, periodi storici e comunità.